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Buongiorno! Dopo l'ondata di ottimismo della scorsa settimana, che ha spinto gli indici azionari statunitensi sui massimi storici, i mercati entrano in una fase di evidente attesa. Gli investitori mantengono il fiato sospeso in vista dei dati chiave sull'inflazione negli Stati Uniti, che decideranno il futuro dei tassi d'interesse. Parallelamente, all'orizzonte tornano ad addensarsi nubi geopolitiche: lo stallo nei negoziati sullo Stretto di Hormuz fa impennare i prezzi del petrolio, ricordando ai mercati che la lotta contro la pressione inflazionistica globale non è affatto finita. Si registrano inoltre interessanti movimenti sul mercato dei cambi, dove lo yen giapponese torna a perdere terreno e la banca centrale australiana invia segnali "falco" (hawkish).
Contesto Geopolitico
La situazione attorno allo Stretto di Hormuz si fa sempre più tesa, riflettendosi direttamente sul mercato delle materie prime. Secondo le ultime notizie, i negoziati tra gli Stati Uniti e l'Iran per un accordo e la riapertura completa della rotta al traffico normale sono giunti a uno stallo. Il principale punto di scontro riguarda le tariffe di transito per la "garanzia di passaggio sicuro": Washington si oppone fermamente a qualsiasi tassa, mentre Iran e Oman valutano l'addebito di una frazione del valore del carico trasportato.
Allo stesso tempo, Iran e Oman hanno già concordato le coordinate della nuova rotta di navigazione. Le proposte iraniane prevedono che le navi collegate a USA e Israele possano essere soggette a restrizioni o al divieto totale di ingresso nel Golfo Persico. Di conseguenza, si osserva una notevole riduzione del numero di imbarcazioni che attraversano lo stretto. La contrazione del traffico navale e i rischi per l'offerta spingono al rialzo i prezzi del petrolio: negli ultimi giorni il barile di Brent è salito verso gli 87,5–88 USD, mentre il WTI oscilla a metà del range 70-80 USD. I mercati considerano questo fattore come un ulteriore elemento che aumenta l'avversione al rischio e riaccende le preoccupazioni sull'inflazione globale. (Fonti: Reuters; The Guardian; Trading Economics; US Congressional Research Service)
I Fatti Principali di Oggi
- I mercati azionari consolidano sotto i massimi in attesa dell'inflazione USA. L'indice S&P 500 ha chiuso per la prima volta nella storia sopra il livello di 7.700 punti all'inizio di agosto e attualmente si muove in un intervallo ristretto poco al di sotto dei massimi. L'ottimo sentiment è sostenuto dalla stagione delle trimestrali in corso: circa l'86% delle società dell'S&P 500 che hanno pubblicato i risultati del secondo trimestre ha battuto le stime degli analisti, con una crescita cumulativa degli utili (EPS – utile per azione) vicina al 45–50% su base annua. Nonostante questi ottimi dati, il mercato attende la rilevazione di mercoledì dell'inflazione al consumo (CPI) negli Stati Uniti. Il consenso prevede un aumento dell'inflazione generale di circa lo 0,1–0,15% m/m (circa 3,4% a/a) e dell'inflazione di fondo (core) di circa lo 0,2% m/m (circa 2,4–2,5% a/a). (Fonti: CNBC; FactSet; TD Securities)
- I rendimenti dei titoli di Stato USA salgono e le probabilità di tagli dei tassi sfumano. Gli ultimi giorni hanno visto un aumento dei rendimenti dei Treasury USA a 10 anni verso il 4,7%, il livello più alto dall'inizio del mese. Cambiano anche le aspettative nei confronti della Federal Reserve (Fed). Lo strumento CME FedWatch stima ormai quasi un "testa o croce" su un rialzo dei tassi di 25 punti base a settembre (probabilità intorno al 50–55%). Ricordiamo che fino a poco tempo fa il mercato scommetteva su un approccio più morbido da parte della Fed. A scaldare gli animi è anche la presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, la quale sottolinea che se l'inflazione dovesse rimanere persistentemente elevata, potrebbero essere necessari ulteriori rialzi. (Fonti: Trading Economics; CME FedWatch; Federal Reserve Bank of Cleveland)
- Pausa restrittiva in Australia. Come da attese, la Reserve Bank of Australia (RBA) ha mantenuto il tasso d'interesse di riferimento al 4,35%. Tuttavia, il comunicato post-riunione ha avuto un tono nettamente restrittivo (il cosiddetto hawkish hold). La RBA evidenzia che l'inflazione (3,8% a/a a giugno) rimane troppo elevata e il suo ritorno al target del 2–3% potrebbe richiedere tempo fino al 2027. La banca ha ribadito che, qualora la pressione sui prezzi dovesse riaccentuarsi, ulteriori rialzi restano un'opzione concreta. Il cambio dollaro australiano/dollaro USA (AUD/USD) ha reagito stabilizzandosi in area 0,705–0,706, rimanendo vicino ai massimi delle ultime settimane. (Fonti: Reserve Bank of Australia; Saxo Markets; Trading Economics)
- Lo yen azzera i guadagni dell'intervento, ma gli speculatori fuggono. Il cambio USD/JPY è tornato intorno a 159,2, il che significa che la valuta giapponese ha ceduto circa la metà dei guadagni ottenuti dopo il risonante intervento coordinato di USA e Giappone a fine luglio. Curiosamente, i dati della commissione statunitense CFTC indicano che la settimana scorsa i fondi a leva hanno effettuato la più grande riduzione settimanale di posizioni corte sullo yen dal 2007 (riducendole di circa 60 mila contratti). Perché allora lo yen torna a indebolirsi? Gli analisti segnalano il persistere dell'enorme differenziale dei tassi d'interesse tra Giappone e USA e la vulnerabilità del Giappone al rincaro delle materie prime energetiche, fattori che continuano a favorire le operazioni di carry trade (prendere in prestito yen a basso costo per investire in dollari a rendimento più elevato). La Bank of Japan monitora attentamente la situazione e non esclude ulteriori rialzi dei tassi. (Fonti: Trading Economics; CFTC; Reuters)
Sullo Sfondo dei Mercati
- L'Asia sotto la pressione del petrolio. Le tensioni geopolitiche e il rialzo dei costi energetici si fanno sentire in Asia. Reuters descrive le contrattazioni su molte borse asiatiche come prive di una direzione chiara e contrastate. Il rischio legato allo Stretto di Hormuz pesa nettamente sugli indici dei mercati emergenti. (Fonti: Reuters)
- Lieve battuta d'arresto sui listini globali. In attesa dei dati chiave, le quotazioni attuali dei principali indici statunitensi mostrano lievi flessioni. Una situazione analoga si registra in Europa: l'indice britannico FTSE 100 evidenzia una leggera correzione, dopo che poco tempo fa i media celebravano i suoi record storici. Un naturale raffreddamento dopo un'ondata di rialzi. (Fonti: Reuters; Seeking Alpha)
- Indicatori leading dagli USA. Oltre al fondamentale report sul CPI, il calendario di questa settimana ricorda le prossime pubblicazioni dell'indice di fiducia delle piccole imprese (NFIB) e i dati sulle vendite di case esistenti negli Stati Uniti, che permetteranno di valutare la salute del settore immobiliare e il morale delle imprese americane. (Fonti: MarketWatch; Yahoo Finance)
Eventi da Monitorare
Ci attende una settimana dominata dai dati statunitensi, che potrebbero definire i trend di mercato per il resto dell'estate.
- 11/08 (Oggi) 11:00 – Germania: Indice ZEW. Indagine che valuta il sentiment degli analisti e degli investitori istituzionali riguardo alle prospettive economiche della Germania e della zona euro.
- 12/08 (Mercoledì) 08:00 – Germania: Inflazione CPI. Conferma dei dati finali di luglio, fondamentale per valutare la pressione sui prezzi nella principale economia della zona euro.
- 12/08 (Mercoledì) 14:30 – USA: Inflazione CPI di luglio. La pubblicazione più importante della settimana. Sarà questo report a verificare le aspettative dei mercati sulle future decisioni dei tassi d'interesse da parte della Fed.
- 13/08 (Giovedì) 08:00 – Regno Unito: PIL preliminare del Q2. I dati orienteranno le aspettative sul ritmo di crescita economica e sui futuri tagli dei tassi da parte della Bank of England.
- 13/08 (Giovedì) 14:30 – USA: Inflazione PPI e richieste di sussidio di disoccupazione. La rilevazione dell'inflazione alla produzione mostrerà la pressione sui prezzi a livello all'ingrosso. Parallelamente verranno resi noti i dati sul mercato del lavoro.
- 14/08 (Venerdì) 04:00 – Cina: Produzione industriale e vendite al dettaglio. Un importante pacchetto di dati che indicherà la forza della ripresa nel Paese del Dragone (particolarmente rilevante nel contesto dei recenti dati sulla debolezza della domanda interna).
- 14/08 (Venerdì) 14:30 – USA: Vendite al dettaglio. Il dato di luglio indicherà la forza del consumatore americano, pilastro principale della crescita dell'economia statunitense.
